Noi

Diciamolo sinceramente: l’Occidente non sa più ridere. All’inizio di questo secolo uscì uno straordinario libro di Massimo Fini, il Vizio oscuro dell’Occidente; eccone un passo: “Il paradosso dell’Occidente è credersi il Bene, di volere eternamente il Bene e di operare eternamente, in una sorta di eterogenesi dei fini, il Male”. Dopo avere sconfitto il comunismo storico, l’Occidente capitalista si è lentamente suicidato; un’autodistruzione lenta e metodica fatta di Cancel Culture, ideologia Woke e, diciamolo francamente, di un femminismo isterico e inconcludente in salsa LGBTQIAq+, sperando di non avere dimenticato qualche lettera.
A chi verrebbe in mente oggi di scrivere di un riso che viene baciato (Dante canto quinto dell’Inferno, Paolo e Francesca)? Chi scriverebbe un romanzo di cui uno dei principali personaggi è un frate che avvelena le pagine di un libro perché in esso si celebrano le virtù benefiche del ‘Riso’ (Il nome della Rosa, Umberto Eco)? Al grande Totò sarebbe permesso di far ridere celebrando i tempi della buonanima di Mussolini?
L’attore Vincent Cassel ha detto che siamo diventati una società sessualmente puritana, succube di psicosi autodistruttive. Quale romanziere potrebbe solo pensare di scrivere un romanzo come Lolita? Quale regista creerebbe il personaggio di una prostituta di tredici anni (Taxi driver di Martin Scorsese)? Quale pubblicitario penserebbe di sconfiggere Pinochet in un referendum impostando tutta la campagna del fronte del NO sulla allegria portata dalla libertà e dalla democrazia.
Nell’indifferenza generale, questo è diventato il volto dell’uomo moderno occidentale. E’ ineluttabile?